Ho sempre visto la prosa come un che di ingabbiato. Mi sono sbagliato per 30 anni. La prosa bella è libera da qualsivoglia ragionamento, salta di palo in frasca, si ciba di sinonimi, di parafrasi, di assonanze.
Jean addentò il suo biscotto all'arancia, Madeleine lo seguiva con un che di austero.
So che sei stato male oggi, lo so, e non mi hai degnato di una parola, sono esterrefatta, e lui, non mi tediare coi tuoi soliti discorsi da sgherra, da ballerina in pensione...
Questo accadeva in Rue de Cluny al terzo piano di una casetta ben arredata nel centro del nono arrondissement di Parigi.
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