La musica di Chet Baker è pregna di sentimenti. Il suo jazz è velato da profonda malinconia e le sue corde sono struggenti. Una miscellanea jazz degna di nota scorre sul programma del mio computer, per questa mattinata d'agosto che sembra non voler passare mai. E' lenta, come solo l'estate sa essere, lenta e imperscrutabile. Certe volte anche violenta.
Baker mi rallegra con la sua tromba queste giornate di esule, di ballerino in pensione, di cosiddetta vacanza.
Smanie per la villeggiatura veramente poche, soltanto qualche volta ma non più di tanto.
Baker con la sua tromba malinconica, l'epigrafe di Baker ad Amsterdam dove morì in un hotel sul Damrak, strafatto.
Baker come rilassatezza di sensi, gorgheggio informe, voglie inespresse e tentativi di comporre romanzi ormai falliti prima di nascere, noia imperscrutabile, giramenti di testa. La sua tromba è un portento, anche il piano che l'accompagna ha un che di straordinario. Baker come summa di quest'estate malinconica senza Amsterdam, senza vacanze, ma solo in città con la mia Cetty e con il mio blog.
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