mercoledì 4 agosto 2010

Kalheinz Stockhausen

Sto ascoltando una musica di Stockhausen veramente bella.
Il suo stile è difficilissimo, molto nervoso e concitato. Un antesignano potrebbe essere Stravinsky.
Non c'è molto rapporto con la tradizione, piuttosto è un andare avanti a immagini devastanti e devastate, senza una melodia che possa conciliare gli opposti.
Il suo riferimento è sicuramente Beethoven, il suo yin e yang portati all'estrema potenza.
Le immagini sono slegate, c'è solo un tenue filo che le accompagna ovvero il nervosismo, l'inquietudine per un'epoca, - il novecento - che poche sicurezze dava e molto ottimismo infondeva.
I suoi pezzi sembrano morceau indipendenti l'uno dall'altro. Il suo indugiare su accordi difficilissimi e strani ha un non so che di magico ma al contempo ributtante.
Berio invece ha ancora un po' di armonia che sottosta al tutto, un'armonia che si disgrega coll'amore smisurato per il timbro degli strumenti.
Traspare da queste composizioni che ho ascoltato un amore per la vita immenso che oggi vorrei poter prendermi tutto, senza tanti complimenti.
O blog amatissimo, vai e porta questa riflessione a chi vuol leggere...
La mia tesi di laurea - l'Edipo di Strawinsky - meravigliosa e bella è in cartaceo nella mia stanza, una stanza di un palermitano agguerrito che ora fa il segretario e si deve accollare le ore che passano difronte a un computer.

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