Risveglio di primavera, col sapore acre della cinciallegra e del passerotto, coi rivoli dei fiumiciattoli incastrati nel verde di un bosco. Un bosco, dove per la prima volta m'inoltrai, ero stanco e di un umore instabile.
Bosco come metafora della civiltà.
Elementi maschili assenti giustificati. Spasso su per giù ilare del mondo. Come metafora di una femminilità concreta e depressiva.
M'inoltro per questo bosco impaurito e solo, forse per un ossequio alla tradizione, anzi no, per una deliberata volontà di potenza del mio io, femminino come scelta, come concretizzazione del reale vuoto, mancante, privo.
S*** come riempitivo del mondo, del concreto.
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